Lookin’ for something to help me burn out bright
Nel nuovo lavoro di Alice Brunello Luise, la superficie si apre come un corpo che racconta sé stesso attraverso strati, lacerazioni, ricostruzioni.
I frammenti visivi, i ritagli, le tracce tipografiche, gli innesti di colore funzionano come una memoria: territori in cui l’identità si piega, resiste, si rigenera.
Nel processo creativo, la musica agisce come un ulteriore livello, non visibile ma strutturante. L’opera rievoca visivamente l’estetica dei flyer e dei cartelloni pubblicitari delle band: testi spezzati, sovrapposizioni grafiche, tensioni cromatiche che richiamano l’urgenza e l’energia della comunicazione musicale. La musica diventa così un layer concettuale e sensoriale, una presenza che attraversa l’immagine come un ritmo sotterraneo, influenzando il gesto, la composizione e il tempo del fare.
L’opera invita a entrare in uno spazio interiore fatto di stratificazioni, dove il dolore viene trasformato: diventa gesto, ritmo, affermazione di presenza.
Questa pratica del collage, fisica e tattile, restituisce la complessità del vivere in un corpo frammentato ma mai passivo.
L’immagine diventa così un campo di tensioni: tra controllo e caos, tra ciò che è stato rimosso e ciò che insiste a emergere.
Nella poetica di Alice Brunello Luise, la fragilità non è un limite ma un motore generativo. La materia si riassesta, si espande, riprende spazio; ciò che sembrava disgregato trova una
nuova forma.
È un gesto di anti-fragilità: il disordine come possibilità di rinascita, il dolore come matrice di consapevolezza.