Musicalive - Bambini e studio della musica: esercitarsi a casa è davvero necessario?

Bambini e studio della musica: esercitarsi a casa è davvero necessario?

Un articolo di Mirco Brunello che riflette sul ruolo dell’esercizio individuale nello studio della musica e su quando il rischio di insistere troppo possa spegnere l’entusiasmo invece di alimentarlo.

Nella mia attività di insegnante ho avuto spesso colloqui con i genitori dei miei allievi più giovani. Una delle domande a cui molte volte ho dovuto rispondere è: mio figlio viene volentieri a lezione, è felice, ma vedo che a casa non si esercita mai.

La mancanza di esercizio a casa è una delle motivazioni usate per non far continuare il percorso di studi all’allievo. Dall’altro lato, quello dei docenti, ascolto molti colleghi insistere con l’allievo e la famiglia sulla necessità dell’esercizio individuale per progredire più rapidamente.

Andrò controcorrente, consapevole del fatto che potrei attirarmi la critica di una parte dei docenti di musica: ritengo che l’esercizio a casa non sia necessario, o meglio, che non debba essere il metro con cui definire l’interesse o meno dello studente nei confronti della musica. Credo anche che non ne vada ricordata continuamente l’importanza agli studenti e alle loro famiglie, che non debba essere il centro del percorso dello studente.

Grazie alla velocità di apprendimento tipica degli allievi fra i 6 e i 10 anni, i progressi sono proporzionali al livello di attenzione e motivazione – da parte dello studente, ma anche del docente – tanto che, se la lezione (anche di soli 30′ a settimana) viene svolta dosando teoria e pratica, si notano miglioramenti sensibili di settimana in settimana.

Insistendo troppo sulla necessità dell’esercizio individuale, fino a renderlo il centro del rapporto con l’allievo, si corre il rischio di spegnere il suo entusiasmo e di allontanarlo dalla musica. Il docente dovrebbe accendere l’entusiasmo dell’allievo, suscitare la sua curiosità e spingerlo ad approfondire spontaneamente i concetti affrontati a lezione.

L’appuntamento settimanale, se ben strutturato, sarà più che sufficiente a garantire un avanzamento costante, tecnico e teorico. Il non aver insistito sulla necessità dell’esercizio a casa, nella mia esperienza, si è risolto in una bassa percentuale di abbandono del corso da parte dei miei allievi e in una sempre maggiore autonomia dei miei studenti nello studio e nella ricerca, nonostante – o forse proprio per – l’assenza di pressioni da parte mia sull’esercizio a casa.

Il docente tende troppo spesso a proiettare il proprio passato di studente, fatto di interminabili sessioni di studio, sul suo allievo, ritenendolo l’unico adatto alla persona che ha di fronte.

Il mio invito e consiglio ai colleghi è di non insistere con lo studente sulla necessità di esercitarsi a casa e soprattutto, e qui mi rivolgo alle famiglie degli allievi più giovani, di non decidere se far continuare al bambino/giovane lo studio di uno strumento musicale sulla base del tempo speso a casa in esercizio.

Lasciate (voi genitori) che sia l’istinto a guidare il giovane allievo, lasciate che la curiosità e la voglia di approfondire sorgano autonomamente. La lezione settimanale, frequentata con entusiasmo, sarà in ogni caso produttiva e i progressi saranno magari più lenti, ma costanti.

L’allievo che torna felice dalla sua lezione di canto o strumento va lasciato alle prese con quell’esperienza, indipendentemente dal fatto che si eserciti a casa. Lasciate che lo studio, l’approfondimento e l’esercizio individuale siano una sua scelta. Il docente cerchi di trasmettere l’entusiasmo, la passione e l’amore per la materia e non imponga la sua personale esperienza all’allievo.

Ho sentito dire da qualcuno la frase “se ci avessero insegnato di meno, avremmo imparato di più”: se avessero insistito di meno, avremmo studiato di più.

Mirco Brunello